Il Meeting delle Professioni di Cura e la «Trilogia della Casa»: verso il 2020.

COPERTINA 20

Si chiamerà «Verso la casa: L’Appartenenza» l’edizione 2020 del Meeting delle Professioni di Cura  Piacenza, 26-27 marzo – che, nello specifico, rappresenta il capitolo centrale di una trilogia, di una discussione in serie sul tema casa.

 

 

Perché una trilogia sulla casa, dunque?

Con «Oltre la cura: la Casa» del 2019 abbiamo ragionato sul cambiamento di mentalità che deve orientare i servizi per la terza età, chiedendoci come sia possibile trasformare le strutture per anziani in vere e proprie case, ovvero in luoghi di accoglienza dell’identità e della familiarità. E lo abbiamo fatto mettendoci nei panni dell’anziano, cercando di analizzare i suoi bisogni e le sue aspettative.

Ma, sforzarsi di adottare il punto di vista dell’anziano per capire gli errori e le mancanze e per direzionare meglio le azioni verso il cambiamento, resta ancora una misura parziale per un vero miglioramento dei servizi. Perché, per costruire una vera dimensione casa, è necessario che tutti coloro che abitano sotto lo stesso tetto si sentano ugualmente accolti e in armonia, indipendentemente dal loro ruolo. Ecco perché è importante fare un lavoro di inclusione di tutti i punti di vista in gioco: i professionisti e i familiari.

Non è questione di questa o quella parte, è questione di umanità!

Lo scriveva Luca Lodi, nel suo Lunafasia (ed. Dapero 2019) e infatti è proprio così: continuando a ragionare a compartimenti stagni, rischiamo di non centrare l’obiettivo. Per far sì che i luoghi di cura diventino davvero luoghi di vita, noi tutti dobbiamo sentirci a casa. Ecco perché è necessario costruire insieme questa dimensione: un unico modello dove tutti condividono lo stesso autentico sentimento di appartenenza e dove finalmente ci si possa sentire «persone con altre persone» (Lunafasia)

Se vogliamo sentirci parte di qualcosa dobbiamo comportarci come elementi integranti di quei luoghi, come la loro anima e non come un accessorio e ragionare sugli aspetti che impediscono l’instaurarsi di una vera alleanza fra gli attori  verso una casa che sia per tutti.

Questo il senso dell’«Appartenenza»: l’appartenere è un sentimento potente, implica essere in relazione con qualcuno o qualcosa che sentiamo come nostro. Ci sentiamo appartenere alla nostra famiglia o alla nostra casa, ad esempio. Ma allora perché dovremmo sentirci estranei al luogo in cui svolgiamo la nostra professione, dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo e dove peraltro pretendiamo di far star bene gli anziani?

Iniziamo dunque ad abbattere le barriere che ci fanno sentire fuori da quei luoghi e a costruire un unico e valido concetto di casa. Agiamo sulla costruzione di questa universalità, sul far emergere questo significato che noi professionisti dell’assistenza dobbiamo condividere con i nostri anziani e con i loro familiari. Lavoriamo sulla nostra appartenenza e smettiamola di ragionare per differenza, ma instauriamo invece un pensiero unificante.


L’ultimo step per dare senso a questo lavoro di costruzione della dimensione casa come il risultato di una serie di alleanze è quello che verte verso la creazione di un collegamento importante: quello fra la casa e il suo circondario: il Territorio.

Ci avviciniamo così all’ultima fase del lavoro sulla casa, che corrisponde al terzo capitolo della trilogia: l’edizione 2021 del Meeting delle Professioni di Cura.

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«Oltre la casa: verso il Territorio»Piacenza 22-23 aprile 2021.

Nell’ultima fase di questo lavoro ci concentreremo sull’oltrepassamento della dimensione casa, sull’uscire fuori per poi dare senso a quel che c’è dentro. Bisogna infatti vedere ciò si trova oltre la casa, il contesto di riferimento per non rischiare di impoverire l’interno. La casa, per essere un sistema funzionante e in equilibrio, deve diventare uno spazio aperto, non isolato né confinato alle sue quattro mura, un luogo che necessita di essere connesso al suo esterno.

Verso il territorio dunque, cioè verso quell’insieme di possibilità viventi che nutrono la casa di nuove risorse. Fuor di metafora tutto ciò vuol dire non ignorare ma entrare in relazione con tutti gli elementi del territorio che sono rappresentati dalle leggi, dai cambiamenti istituzionali, ma anche da tutte quelle spinte dal basso che sorgono sotto i nostri occhi all’interno degli spazi urbani, da una certa sottocultura che, mossa dalle esigenze di una demografia che si evolve e da un’economia che muta, formula soluzioni nuove che ridisegnano i confini delle nostre economie locali, cambiando la forma dei nostri servizi e contribuendo a dare un nuovo significato alla casa.

Siamo ancora lontani da questo sogno, ma possiamo creare insieme le basi per realizzarlo.

Incontriamoci!

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