All’ITIS di Trieste la casa è “comunità”

Parla il direttore dell’Asp ITIS di Trieste, Fabio Bonetta: è necessario un cambio di mentalità sul dualismo ideologico fra il concetto di “casa” legato al domicilio delle persone e quello connesso alla cura delle persone fragili.

 

 

Se svincoliamo il concetto di “casa” dall’essere soltanto un luogo fisico nel quale inscrivere la nostra esistenza, allora lo liberiamo e  facciamo sì che possa diventare anche molte altre cose dal mero involucro che ci protegge.

E se cogliamo gli elementi essenziali, che passano dal rispetto, alla relazione e alla creatività, allora siamo capaci di poter rendere qualunque luogo una “casa”.

La sfida culturale è proprio questa: rendere fluido e flessibile il concetto di casa. Solo così potremo permettere alle persone di  “viver bene in qualunque ambito, dalle case private ad altri ambiti di convivenza, fino alla residenzialità protetta”, secondo quanto ci dice Fabio Bonetta.

Dotandoci degli strumenti giusti, prendendo sul serio il nostro ruolo – personale e professionale – potremo ricreare un sistema “casa” che doni benessere, senso di calore e di agiatezza alle persone. “Casa” diventa dunque dunque tutto ciò non metta in discussione la nostra identità e che ci consenta di vivere la nostra quotidianità in modo sereno, anche in condivisione con gli altri.

E come fa l’ITIS a rendere concreto tutto questo?

L’ITIS identifica la casa nella comunità. “Pur essendoci molte persone ad abitare nella struttura, quello che conta è saper assicurare il rispetto di ognuna di esse, attraverso una personalizzazione dei percorsi di vita che passa anche attraverso la personalizzazione degli spazi”, ci dice il direttore. E aggiunge:

“Tendiamo ad associare la casa al nostro domicilio fisico. Nell’ambito delle relazioni di cura vediamo spesso come invece la casa spersonalizza la persona, quando non può uscire, quando non ha relazioni”.

“Il futuro è quello di portare la cura all’interno dei luoghi di vita delle persone, invece di far venire le persone fuori dai propri luoghi di vita, per andare nei luoghi di cura. Sono convinto che ce la faremo.”

Grazie a Fabio Bonetta per il suo contributo e per aver aggiunto un elemento prezioso alla nostra ricerca, fatto di buon esempi e di speranza per il futuro!

Alla prossima intervista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: