I direttori si raccontano: intervista ad Antonella De Micheli

Dicembre 2018. Intervista ad Antonella De Micheli, direttrice de “La Residenza” di Malnate (VA)

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La rubrica #IDirettoriSiRaccontano prosegue anche questa settimana. Oggi leggiamo le risposte che ci ha dato Antonella De Micheli, direttrice della struttura “La Residenza” – casa svizzera per anziani autosufficienti – che ringraziamo per il suo contributo alla nostra ricerca e volontà di scoprire a fondo il variegato mondo dei manager del settore.

Ecco l’intervista che ci ha concesso.

1.Quali pensi siano i cambiamenti più significativi del settore sociosanitario degli ultimi anni?

“Penso che il cambiamento principale sia quello culturale. Va detto che come sempre in Italia, il welfare è ancora considerato ‘un compito della famiglia’. Del resto le leggi tutelano principalmente le persone non autosufficienti senza famiglia, di cui si fa ancora carico lo Stato.

Il sociosanitario, strumento che concerne l’assistenza sanitaria pubblica, sta mutando nel contenuto e nelle modalità: l’Ente pubblico esternalizza sempre più l’erogazione dei servizi al mondo privato e cooperativo. A dimostrazione che le prestazioni sanitarie cambiano, si vede sempre più frequentemente che in sostituzione di sedi di prestigiose banche ora sorgano laboratori di analisi ed ambulatori specialistici accreditati. E mi riferisco particolarmente alla Regione Lombardia, dove opero.”

 

2. In cosa la tua esperienza di direttore di struttura differisce da quella di altri colleghi del settore? Ti senti appartenere ad un gruppo manageriale omogeneo o noti delle differenze fra la tua esperienza e quella degli altri?

“La mia esperienza di direttrice si differenzia principalmente per il tipo di struttura che dirigo: una Casa albergo appartenente ad una Fondazione Svizzera che ospita persone autosufficienti . La struttura nacque negli anni ‘70, su un progetto d’oltralpe. Fu inserita in un parco e sviluppò un concetto di casa ancora oggi all’avanguardia, sia per il rispetto della natura, sia per le persone che ci vivono e ci lavorano.

Mi sento di far parte di un gruppo manageriale, anche se, tuttavia, la differenza rilevante tra la mia esperienza e quella degli altri colleghi sta nella libertà di agire, nell’avere meno vincoli normativi e più possibilità di programmazione, autonomia finanziaria e decisionale con un CDA esule da logiche politiche e con un Presidente che, con modernità e competenza manageriale, porta avanti i principi della Fondazione Svizzera. Mi rendo conto di essere decisamente fortunata, anche se questa libertà mi porta ad avere più responsabilità personali visto l’unità d’offerta.”

 

3. So che sei membro dell’ANSDIPP, associazione dei manager del settore sociosanitario. Essere dentro un’associazione di questo tipo che valore aggiunto dà al tuo lavoro?

“Gli incontri con l’ANSDIPP e con UNEBA, uniti all’esperienza del Master acquisito alla LIUC di Castellanza, mi hanno dato la possibilità di arricchirmi sia di strumenti e di competenze, sia di relazioni professionali ed amicali che mi hanno aiutata ad apportare un miglioramento nel mio lavoro tramite anche confronti diretti con colleghi più esperti.”

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4. Cosa miglioreresti nel campo dei servizi alla persona? Esiste un aspetto che meglio di altri andrebbe rinnovato?

“I servizi alla persona sono in costante cambiamento, così come lo sono i bisogni del mondo degli anziani: la loro età si è innalzata passando dai 65 ai 75 anni, ma a prescindere da questa, il bisogno d’aiuto inizia quando non si è più indipendenti, quindi si deve ripensare ad un nuovo modello abitativo assistenziale e ad ausili tecnologici in supporto al cargiver, che sappiano rispondere alle nuove esigenze di non autosufficienza.

Per far fronte a tutte le esigenze deve anche cambiare l’approccio culturale ed è quindi necessario interrogarsi su come realizzare un processo organizzativo che cambi le modalità e il dialogo tra i vari Enti. Si deve pensare ad esempio a come diminuire la burocrazia e a come facilitare le forme di comunicazione tra gli attori dei servizi alla persona: i Comuni, i piani di zona, la Regione, gli ospedali, l’ATS/USL, i medici di base. Tutto il terzo settore in generale deve dialogare in modo efficiente e non soltanto sulla carta. Se ciò avvenisse davvero si otterrebbero più risultati  e si darebbero risposte al cittadino più dinamiche e probabilmente anche un risparmio economico.”

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5. Avendo visitato la tua struttura, abbiamo subito notato lo “stile” sui generis delle camere e degli spazi. Quanto è importante secondo te la dimensione strutturale degli ambienti e la cura estetica personalizzata di questi? “La Residenza” che tipo di esperienza di cura ambientale rappresenta?

“La dimensione degli ambienti e la cura estetica devono assolutamente riflettere il concetto di casa che si vuole offrire. La nuova dimora dell’anziano deve essere personalizzata, a prescindere dalle condizioni di auto e di non autosufficienza, attraverso la cura per gli arredi, la luce, le camere differenti l’una dall’altra, personalizzate grazie ad oggetti e mobili che, anche se piccoli, rispondo al gusto di ciascuno. Tutto ciò per non dimenticare mai che dietro ogni persona c’è una storia da rispettare.

La natura che circonda la Residenza ha poi un ruolo importante, ma non significherebbe nulla se a questa non avessimo abbinato l’atmosfera di casa che siamo riusciti a realizzare tramite gli spazi comuni come piccoli salotti, la sala da pranzo che ricorda un ristorante ma con un servizio ai tavoli molto intimo, la sala coiffeur, che è stata ristrutturata secondo i crismi di un vero negozio (corredato anche di giornali di gossip). Inoltre, i quadri e i mobili con cui abbiamo arredato tutta ‘La Residenza’ sono stati scelti uno ad uno e – forse non ci crederete – ma tutto acquistato ai mercatini dell’usato, che offrono una vasta scelta di arredi d’epoca a prezzi irrisori!

Il parco è fruibile in tutte le sue zone attraverso sentieri percorribili dove si può sostare in differenti angoli tutti perfettamente attrezzati.

Altra considerazione per creare il senso di casa: è importante che anche i dipendenti possano sentirsi in una casa, innanzitutto trasmettendo loro rispetto e motivazione anche attraverso situazioni contrattuali favorevoli, elasticità nella turnazione e, là dove è possibile, agevolandoli nelle loro esigenze. Basti pensare che nelle occasioni speciali abbiamo coinvolto anche i loro familiari, con grande soddisfazione reciproca. Ci teniamo che anche i parenti degli ospiti fruiscano di questa atmosfera, tant’è che abbiamo messo loro a disposizione una saletta da pranzo mono familiare.

Altro ruolo importante è l’animazione: oltre alla classica programmazione abbiamo inserito molti eventi  come presentazioni di libri, concerti, dibattiti ed iniziative che valorizzano il vissuto degli ospiti e abbiamo aperto tutte queste iniziative al territorio ed alle sue realtà, creando una sinergia a tutto tondo.

I Paesi sono ricchi di realtà associative che in maniera praticamente gratuita organizzano attività ludiche e culturali e il tutto deve rigorosamente terminare con un momento conviviale…. alzando un calice!”

 

 

 

 

 

 

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