I direttori si raccontano: intervista a Giorgio Pavan

Novembre, 2018. Intervista a Giorgio Pavan, direttore dell’ISRAA di Treviso

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Grazie a Giorgio Pavan che ha accolto la nostra intervista della rubrica #IDirettoriSiRaccontano, raccontandoci l’esperienza di Cohousing dell’ISRAA nel quartiere “Borgo Mazzini” di Treviso.

 

In direzione di compiere una serie di ricerche sul concetto di “casa”, tema portante del prossimo Meeting delle Professioni di Cura – edizione 2019, abbiamo condotto un’intervista dove al centro di tutto sta un’esperienza di Cohousing, ovvero di una soluzione abitativa  condivisa da più persone, che consente il mantenimento di un equilibrio fra l’autonomia della casa privata, lo spazio sociale e la possibilità di fruire di una serie di servizi.

Intervista

Nel sito ISRAA, alla sezione dedicata a “Borgo Mazzini Smart Cohousing” sono descritte le caratteristiche di questa soluzione di cohousing. Si legge che Borgo Mazzini si trova nel cuore di Treviso ed è “il quartiere solidale frutto di un percorso di rigenerazione urbana partecipata, un luogo dove i progetti di vita sono per ogni età“. Si tratta di una dichiarazione ampia e importante che sollecita alcune domande.

 

Prima di tutto un approfondimento sul carattere solidale del quartiere: che cosa significa concretamente?

“Borgo Mazzini è un un’area abitativa di Treviso, in centro città, dove ci sono un centro di servizi per anziani – Casa Albergo – di 168 posti letto e 32 mini alloggi per persone anziane autonome. Borgo Mazzini è anche il quartiere dove stanno sorgendo 7 cohousing per un totale di 45 alloggi, per una capienza di circa 60 persone. Da oltre cinque anni, Casa Albergo, una delle quattro residenze dell’ISRAA, è il quartier generale di tutte le iniziative di promozione sociale, culturale e di sviluppo di rapporti di auto mutuo aiuto tra tutti coloro, residenti, parenti, volontari, abitanti del Borgo, che partecipano iniziative promosse da ISRAA. Il tema della solidarietà è uno dei concetti forti emersi dal lavoro di gruppo che è stato realizzato nella progettazione partecipata di Borgo Mazzini Smart Cohousing (BMSC). Si tratta di un principio che i cittadini hanno deciso di inserire nella Carta dei Valori del Borgo. Essere concretamente solidale significa che le persone del Borgo si danno regole e comportamenti tesi all’aiuto reciproco, al sostegno, alla vicinanza. Vuol dire preoccuparsi di come sta il vicino, di condividere fasi della vita più o meno difficile, di portare il conforto di una parola oppure più semplicemente la spesa a casa a coloro che non hanno la possibilità di muoversi. Essere quartiere solidale è un processo work in progress, costruito nelle relazioni quotidiane tra le persone del Borgo.”

 

Che cosa si deve intendere, poi, per “rigenerazione urbana partecipata” e in particolare quali erano le condizioni di partenza delle strutture abitative interessate dall’operazione? Quali organismi sono stati coinvolti nelle varie fasi di progettazione e realizzazione?

“BMSC è iniziato nel 2013 con l’insediamento del nuovo CdA di ISRAA. Il precedente CdA aveva messo in vendita il complesso che comprende un convento con chiostro ed altri stabili annessi. A seguito di un’asta andata deserta, il nuovo CdA ha deciso di rinunciare alla vendita e, considerato il valore storico e simbolico degli stabili in questione, ha incaricato un gruppo di lavoro interno, coordinato dal direttore, per studiare ipotesi di utilizzo diverso in linea con gli scopi statutari dell’Ente. Dopo un anno, il gruppo di lavoro ha portato in CdA l’ipotesi di realizzare in questo sito una nuova offerta dedicata alle persone anziane: il cohousing.

Sinteticamente, il gruppo di lavoro ha individuato una serie di problemi connessi all’invecchiamento e ha trovato che il cohousing offrisse soluzioni interessanti per una serie di problemi come l’isolamento, la solitudine, la paura di intrusioni e furti, manutenzione e gestione della casa, il mantenimento dell’autonomia funzionale e di un buon stato di salute.

Convinti di questa tesi è stata avviato un progetto presentato alle istituzioni e che ha potuto contare su iniziative di sensibilizzazione e di coinvolgimento della cittadinanza e che fosse poi quantificabile nei risultati raggiunti per meglio consolidare con loro un rapporto di partecipazione attiva.

Hanno partecipato oltre 200 persone, tra questi professionisti, politici locali, rappresentanti istituzionali, persone anziane, adulti, alcuni anziani residenti nei mini alloggi e così via.

Lo staff dell’ISRAA ha predisposto quanto necessario per organizzare il lavoro secondo le metodologie del focus group e del world cafè. La sintesi dei risultati ha di fatto costituito le linee di principio assunte dal CdA per l’avvio del progetto BMSC. In questo contesto, un gruppo ha lavorato sul tema della rigenerazione urbana, definendo le linee per progettare dal singolo alloggio, allo stabile del cohousing, agli ambienti esterni, ai giardini, al dialogo con il Borgo nel suo insieme, arrivando a definire il tema della viabilità, del verde pubblico, delle barriere architettoniche e sensoriali.”

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Sono state coinvolte le associazioni locali o singole famiglie? Se sì, quale apporto hanno dato ?

“Hanno partecipato in modo attivo decine di associazioni, così come singole famiglie e persone direttamente interessate all’idea. Le associazioni, in particolare, sono state coinvolte prima della progettazione partecipata, in quanto le stesse hanno condiviso le iniziative (convegni, seminari ecc…) che ISRAA ha promosso per divulgare i contenuti del cohousing. A loro volta le associazioni si sono fatte promotrici dell’iniziative con i propri associati e in generale divulgando le informazioni.”

 

La progettazione, oltre al coinvolgimento delle istanze politico-sociali, è stata fatta unicamente da architetti e ingegneri o ha visto la collaborazione di esperti di altre branche della cultura sociale?

“La squadra che ha realizzato il progetto preliminare e quello definitivo è composta da una molteplicità di professioni. Oltre al direttore, che ha coordinato i lavori generali, i responsabili dei quattro gruppi di lavoro erano una psicologa, un’assistente sociale, un progettista, un giurista. Finito il lavoro dei gruppi, ai quattro capo gruppo si sono affiancate altre otto persone, tra cui psicologi, economisti, educatori, economi, esperti di progettazione europea. Ancora oggi ogni decisione, anche piccola, deve essere presa all’interno del gruppo multiprofessionale, che comprende, oltre alla squadra dell’ISRAA, anche altri componenti esterni che per diversi motivi si inseriscono nel progetto.”

 

Gli organismi interni della struttura ISRAA hanno avuto una parte importante nella progettazione. I tecnici appartenenti alla struttura hanno contribuito in base alla loro esperienza documentandosi anche su realizzazioni analoghe in Italia o all’estero?

“La squadra dell’ISRAA, dal servizio tecnico a quello socio sanitario, da quello economico a quello economale, ha avuto un ruolo centrale nella progettazione. In fase preliminare, ma ancora oggi, siamo oggetti di scambi continui con realtà italiane ed europee che stanno lavorando in questo settore. Siamo oggetto di oltre 100 visite all’anno e noi stessi ogni anno ci rechiamo in visita presso decine di altre realtà italiane e straniere. Basti pensare che con il nuovo progetto ISRAA, denominato FABER – Fabbrica Europa – siamo in contatto continuo con 250 realtà europee che operano nel settore delle politiche legate all’invecchiamento: enti pubblici e privati, aziende, società, università, ospedali, centri di ricerca. Tra le altre cose, grazie a questi contatti, è stato possibile ottenere un contributo europeo a fondo perduto di 950.000 € per le spese di costruzione.”

 

Un luogo dove i progetti di vita son “per ogni età”. Che significa concretamente?

“Alcune linee di indirizzo portano alla costruzione di villaggi specializzati per le diverse categorie di persone. Il nostro progetto è interessante per due ordini di motivi:

  • In primo luogo, offre alle realtà cittadine un’ipotesi interessante di riutilizzo di stabili dismessi in città, contribuendo così ad incrementare il numero di cittadini che vivono nei centri. Ciò offre alla politica uno spunto per operare contro lo spopolamento del centro e per avviare politiche di inclusione sociale;
  • In secondo luogo, un Borgo è per definizione una parte di città che funziona attraverso i suoi cittadini, i suoi servizi e dove l’intergenerazionalità è la prassi quotidiana. Oltre a ciò, ricordiamo che il finanziamento europeo di cui sopra vincola l’ISRAA a includere, tra i residenti del cohousing, anche persone giovani ed adulte, magari con qualche problema economico, sociale o sanitario.”

 

Ultima domanda ma prima per importanza. Com’è stata accolta la novità di Borgo Mazzini dalla popolazione potenzialmente interessata.?

“A Treviso, e non solo, tutti parlano del cohousing dell’ISRAA. Il progetto, da realizzare in tre stralci, è alla fine del secondo stralcio. Da un anno siamo meta di interesse di molti colleghi interessati a questa nuova ‘moda’. I dati parlano da soli: dei 45 alloggi in via di realizzazione ne sono stati completati 11, mentre altri 8 saranno pronti a fine anno, mentre ulteriori 5 verranno completati per giugno 2019. A fronte di un’offerta di 23 alloggi, le richieste sono 160.

Un’ultima notazione: visto il successo dell’iniziativa siamo spesso contattati da costruttori o agenzie immobiliari, tutti interessati a nuovi investimenti immobiliari. La nostra idea, che deriva dall’esperienza finora maturata, è che il cohousing è prima di tutto una costruzione sociale e cultuale.

Il mattone arriva dopo.”

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