Cura e fragilità: come i servizi e la cultura possono occuparsi della vulnerabilità

Disabilità, fragilità, vulnerabilità, qualità della vita”. Questo il titolo del convegno nazionale a cui abbiamo partecipato giovedì 22 novembre a Torino, organizzato da Uneba – associazione nazionale Enti del Terzo Settore – in collaborazione con la Scuola Superiore  di Scienze dell’Educazione “S. Giovanni Bosco”.

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Affrontare temi come quelli della fragilità e della non autosufficienza ha rilevanza non solo per chi, come noi, ogni giorno si occupa di cultura per il settore sociosanitario o per chi opera in questo settore, ma sono di portata generale, universale.

La qualità di vita di persone con disabilità è infatti il risultato dell’interazione di moltissime sfere della società, dai produttori di servizi alla persona a tutti gli attori della comunità e della cittadinanza. Essere consapevoli del significato e delle implicazioni della fragilità vuol dire già porsi nell’ottica di un cambiamento di rotta, di un’acquisizione di una prospettiva diversa, fondata sulla volontà di inclusione e di collaborazione.

Non autosufficienza, disabilità, anzianità sono tutti temi connessi che hanno bisogno di un ripensamento importante delle metodologie di produzione dei servizi, dei modelli abitativi e lavorativi, dell’istituzione di spazi sociali nuovi che possano accogliere e comprendere meglio nella società tutti gli aspetti della fragilità della persona, da quelli fisici a quelli psicologici, umani.

Il convegno è stata un’occasione per capire quali primi passi compiere seguendo quest’ottica e come sia possibile agire per un cambiamento sostanziale nel futuro dell’assistenza.*

Franco Massi – presidente nazionale Uneba –  all’apertura del convegno, ha ribadito l’importanza di ripartire dal bisogno reale e concreto delle persone. Se si comincia a percepire uno scollamento fra il bisogno della popolazione e la risposta che gli enti del terzo settore offrono, il passo più logico e corretto è quello di concentrarsi su ciò che sta cambiando nelle esigenze e su ciò che i produttori dei servizi non hanno ancora compreso, prima ancora di pensare a come riformulare l’offerta dei servizi. Andare dunque oltre le logiche tradizionali di privato e pubblico, evitando il rischio di impasse che spesso la burocrazia impone e agire per costruire un welfare più partecipativo, più attivo, più attento e più vicino alle persone.

Afferma Virginio Marchesi, docente della Cattolica di Milano e relatore al convegno:

“il primo problema è quello di interpretare le reali esigenze delle persone disabili la cui domanda è cambiata radicalmente. C’è l’esigenza di un rispetto della soggettività per interpretare e rispondere al meglio alle diverse forme di disabilità”.

Ed è un punto fondamentale quello giustamente sottolineato dal docente: ragionare sui livelli macroscopici di disabilità senza calarsi nel bisogno del singolo individuo sarebbe un errore e porterebbe al rischio di una standardizzazione eccessiva, incapace di contenere tutte le diversità che la fragilità comporta.

Quello della standardizzazione eccessiva sarà peraltro un argomento che affronteremo  in seno alla riflessione sui concetti di “casa” e di “abitare” nella prossima edizione del Meeting delle Professioni di Cura il 4-5 aprile 2019 a Piacenza.

E ci preoccuperemo di declinare il tema della tensione fra standardizzazione e bisogno individuale ragionando sulla differenza sottile fra una produzione individualizzata del servizio e una più autenticamente personalizzata.

Centrale è stato poi, durante il convegno, il lancio dell’Università degli Enti del Terzo Settore per favorire la ricerca e lo sviluppo a partire dalla collaborazione fra fondazioni, associazioni e imprese sociali al fine di implementare la cultura e valorizzare percorsi e sperimentazioni già in corso sul territorio. Un’idea che prende sul serio il bisogno di formazione e che intende rivolgerla a manager o operatori del Terzo Settore, anche avviando nuove iniziative imprenditoriali.

Ma soprattutto un progetto che in ultima analisi intende  sviluppare un welfare che coinvolga le comunità e non sia calato dall’alto e che si prenda cura dei più fragili e dei giovani.

 

 

* Per maggiori dettagli sul convegno o su Uneba, clicca qui!

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