I Direttori si raccontano: intervista a Carmine Di Palma

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Novembre 2018, Intervista a Carmine Di Palma direttore della RSA “Nilde Lotti”, presso la Cooperativa Di Vittorio di Massa Carrara.

 

Premessa

In vista della prossima edizione del Meeting Delle Professioni Di Cura stiamo facendo un ciclo di interviste a direttori e dirigenti, per meglio mettere a fuoco le questioni più rilevanti intorno al tema ampio e complesso della “casa” che sarà la linea rossa dei vari incontri.

La “casa” sarà considerata secondo le varie declinazioni possibili, sia dal punto di vista strutturale – il luogo fisico dove uno vive, con le sue caratteristiche strutturali, arredamento e domotica –  sia nell’aspetto psicologico – il vissuto emotivo che ogni essere umano sviluppa verso la casa.

Sul sito della Coop di Vittorio ci sono interessanti considerazioni che aprono la via verso le domande che intendiamo rivolgerti.

Dal sito si capisce che la Cooperativa svolge servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari con il dichiarato intento di creare contesti accoglienti ed attenti alla qualità della vita, funzionali sia al mantenimento delle autonomie fisiche e cognitive, sia alla tutela del mondo affettivo, relazionale e psicologico delle persone con cui lavoriamo.

L’intento dichiarato è di non limitarsi all’assistenza, ma di rivolgersi a tutte quelle aree di vita della persona che incidono sul suo benessere. Rispettare quindi i legami, l’identità e le storie delle persone, favorendo il raccordo ed il contatto con le proprie memorie significative, i familiari, il territorio e le persone che lo abitano.

 

Domande:

Come giudichi lo stato attuale delle residenze dal punto di vista strutturale? Sono in generale idonee rispetto ai problemi generali di sicurezza, di igiene e di rispetto della privacy? (La risposta in termini generali comprende sia le strutture dove hai operato, sia quelle che hai avuto modo di conoscere nell’ambito delle tue esperienze).

“In generale le condizioni degli edifici sono buone o almeno discrete e, direi, strutturalmente idonee per garantire sicurezza, igiene e rispetto della privacy. Le camere sono a due letti o al massimo in qualche caso tre e sono dotate di bagno privato e nei contesti a tre letti il bagno è in comune. Per la sicurezza si ha la massima attenzione per tutti gli strumenti come scale antincendio, estintori e sono previsti ed indicati i luoghi sicuri di raccolta. Il personale per svolgere il ruolo di gestione della sicurezza ha avuto la necessaria formazione che viene aggiornata come previsto dalla normativa ed è verificata con esercitazioni periodiche.

Un discorso a parte va fatto per la privacy, che deve essere assicurata sia dagli aspetti strutturali fondamentali per garantire la riservatezza dei propri spazi, sia dalla gestione attenta delle informazioni personali (sanitarie e relazionali). Questi dati devono essere trattati con scrupolosità dagli operatori e, per mantenere l’attenzione massima, l’equipe garantisce una supervisione quotidiana attraverso una formazione continua.

Quando si parla di sicurezza, bisogna mettere al centro anche quella delle cure, rispetto alla quale la legge Gelli-Bianco ha sottolineato l’importanza della gestione del rischio clinico come fondamentale per garantire la salute. Questa legge introduce un cambiamento importante di paradigma che porta le strutture socio-sanitarie a dover rivedere l’approccio organizzativo.

Nelle nostre realtà chiediamo agli operatori alcune attenzioni che possiamo così elencare:

  • Quando capita un caso di igiene notturna non preventivato si usano luci soffuse, si chiudono le porte e si usa un tono di voce basso.
  • Non si deve mai parlare dei bisogni dei residenti in pubblico, nei corridoi, magari in presenza di diverse altre persone, ma se ne parla sempre in modo tecnico in luoghi e tempi a ciò dedicati.
  • La gestione del rischio clinico viene garantita attraverso una formazione ed un’organizzazione concepita in modo sistemico, all’interno della quale le famiglie professionali sono pensate come dei sottosistemi, in un continuo scambio relazionale.”

Nelle strutture dove eserciti la tua professione, c’è una dotazione di ausili che giudichi sufficiente e adeguata al fine di assicurare una facilitazione alla deambulazione e a tutte le altre attività difficili per le persone non autosufficienti?

“Abbiamo sempre avuto attenzione al problema di ridurre gli infortuni, sia degli ospiti sia degli operatori e ciò ci ha spinto verso una dotazione di ausili che possa rispondere contemporaneamente alla sicurezza del lavoratore e al confort dell’utente. Per facilitare la vita ai residenti sono assicurati, all’occorrenza, i materassi antidecubito, tutti gli ausili per la deambulazione come tripodi, canadesi, carrozzine, carrellini e altro ove necessario.”

La tecnologia odierna offre un determinato livello di sostegno alla difficolta dei non autosufficienti e ciò sia mediante la struttura abitativa stessa, sia attraverso gli ausili. È sufficiente a rendere gradevole o almeno accettabile la vita in struttura per un non autosufficiente?

“Ritengo di sì, anche se ovviamente gli ausili che ci offre la tecnologia sono soltanto un supporto ad un’azione che deve essere più complessiva e riguarda prevalentemente la professionalità degli operatori.”

A tuo giudizio, sapendo cosa offre oggi la tecnologia, cosa si potrà fare per potenziare le condizioni strutturali e di sostegno tecnico con gli ausili per migliorare in modo sensibile la qualità di vita all’interno delle strutture?

“Penso che ci si può aspettare degli aiuti di nuovo tipo anche in rapporto alle caratteristiche culturali più complesse dei residenti del futuro. Penso ad ausili utili per l’alimentazione, capaci di facilitare l’autonomia  e ad una, forse neanche tanto avveniristica piattaforma internet, capace di ‘fare assistenza’, nel senso di sollecitare il ricordo delle azioni da compiere nella vita quotidiana. Credo alla possibilità di poter utilizzare le nuove tecnologie non solo in un’ottica protesica ma di prevenzione e riduzione degli eventi avversi per una meglio gestione del rischio clinico. Infine, credo  nello sviluppo di nuovi ausili dedicati prevalentemente al supporto alla vita dell’anziano residente e alla possibilità di permettere agli operatori di recuperare del tempo da dedicare sempre di più alla relazione con gli anziani.”

Secondo te il mercato dei servizi residenziali alle persone non auto o parzialmente non auto, quali evoluzioni subirà nel futuro prossimo?

“Oggi diamo risposta a tutti i bisogni residenziali con la RSA. Sicuramente per i prossimi anni ci sarà sempre più bisogno di questa e forse sarà sempre più a valenza sanitaria. Credo peraltro che la RSA dovrà essere un elemento centrale per il territorio e dovrà svolgere un compito di regia in collaborazione coi servizi sociali, la Medicina generale e gli altri servizi sul territorio che in toscana sono gestiti dalla SDS (Società della Salute).”

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Chi saprà meglio affrontare, tecnicamente e finanziariamente, le difficoltà connesse alle nuove costruzioni e ristrutturazioni? Sarà vincente la piccola azienda o la multinazionale? Il sistema cooperativo che chance ha nell’evoluzione del mercato?

“Credo che saranno le organizzazioni con le migliori strutture organizzative e dotate da una solida situazione in termini di know how e di capacità finanziaria. Spazio ci sarà ovviamente anche per le cooperative che rispettano i requisiti necessari.”

Le strutture dove hai lavorato e dove sei ora impegnato sono di nuova costruzione o vecchie strutture ristrutturate?  Chi ha affrontato la spesa? L’ente proprietario o la coop?

“Alcune sono ristrutturate altre ne avrebbero bisogno. Normalmente la cooperativa affronta le spese di manutenzione ordinaria e gli investimenti strutturali sono a carico della committenza. Ci sono le concessioni che si affrontano con un business plan che stabiliscono chi deve fare cosa e come si finanzia l’operazione. Strumento normalmente usato è il project financing.”

La formazione del personale operativo e la leadership sono molto importanti: che orientamento bisogna avere per assicurare a questi due elementi uno sviluppo che consenta un’efficacia operativa?

“Definire corretti piani di formazione per il personale a tutti i livelli sui temi principalmente utili, che tengano conto dello scambio di opinioni attraverso apposite riunioni col personale per comprendere e condividere il cambiamento dei bisogni per pianificare formazione specifica.”

 

 

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