I Direttori si raccontano: intervista a Luca Croci

Novembre 2018. Intervista a Luca Croci, direttore di struttura presso Punto Service Cooperativa Sociale.

Croci Luca.jpg 

Grazie a Luca Croci per aver dato il suo contributo alla nostra ricerca #IDirettoriSiRaccontano e per aver risposto alle nostre domande sullo stato dei servizi sociosanitari e sulla figura del manager di questo settore.

 

 Qual è l’aspetto più significativo dell’evoluzione dei servizi sociosanitari degli ultimi anni?

“Di sicuro il dato demografico: la popolazione invecchia sempre di più e presenta sempre maggiori bisogni assistenziali. Al fattore invecchiamento si unisce anche il cambiamento delle famiglie. Non esiste più la famiglia patriarcale di un tempo e non esiste più un modello familiare classico. E oltre all’evoluzione sociale delle famiglie in senso generale, ci sono poi cambiamenti più contingenti, come il fatto che le famiglie sono più impegnate di prima in attività lavorative che impediscono di dedicare tempo per l’assistenza del proprio parente e fattori di impoverimento generale e di assottigliamento di risorse che stanno caratterizzando i nostri tempi attuali.”

Alcuni dirigenti che abbiamo intervistato, come Laura Panelli, hanno detto che uno dei problemi del dirigente pubblico, nominato dall’Amministrazione Pubblica, sia quello di non riuscire a rispondere a criteri di qualità ed efficienza perché intrinsecamente legato a logiche politico-elettorali. Sei d’accordo?

“Parzialmente. Credo che occuparsi dei servizi seguendo logiche di qualità ed efficienza dipenda dalla singola persona, dalla formazione del dirigente, dalla sua forma mentis e in generale dai suoi valori personali e professionali. In ogni caso il dirigente di servizio deve sempre rispondere a qualcuno che stia ‘più in alto’ di lui, che sia la Pubblica Amministrazione o l’Amministratore Delegato. Vero è che comunque nel pubblico la mentalità è quella di non voler scontentare la cittadinanza in genere, mentre nel privato si tende a salvaguardare sempre l’efficienza del servizio.”

Altri direttori del Privato, come Michele Assandri, ci hanno detto invece che la differenza principale fra Pubblico e Privato riguardi la mentalità e la gestione del tempo: le ore del Pubblico sono meno efficienti rispetto a quelle del Privato. Sei d’accordo su questo?

“Sono d’accordo anche se secondo me il problema principale è che il Pubblico è sempre percepito con ‘che io faccia o non faccia non fa molta differenza’. Ovvero: ci si sente meno preoccupati nel dover arrivare ad un certo risultato perché si tende a pensare che il proprio posto di lavoro sia comunque salvaguardato. Nel privato devo necessariamente portare a casa un risultato, altrimenti potrei, giustamente, rischiare di non poter continuare a lavorare. E in ogni caso quando la mentalità è quella di raggiungere un certo obiettivo, non vado a guardare le ore di lavoro che mi servono per farlo, che io ce ne metta 10 o 20 poco importa, quel che mi interessa e che lo si raggiunga.”

photo-1517816428104-797678c7cf0c

Pensi che il mondo manageriale dei servizi abbia bisogno di una voce univoca che lo rappresenti? E, se sì, pensi più ad un’associazione o ad una forza sindacale?

“C’è assolutamente bisogno di una voce! Io oggi faccio parte di ANSDIPP perché credo fortemente nella necessità di sentirsi uniti e di collaborare, ma ad oggi comunque non credo esistano associazioni che esaudiscano completamente questa necessità perché ancora poco espanse e costrette ad avere a che fare con un mondo parecchio frammentato. La disgregazione è una caratteristica sia delle attuali associazioni di settore, sia della figura manageriale in sé: ci sono esperienze dirigenziali troppo diverse, contesti normativi troppo distanti, realtà di servizi disparate. È difficile mettere insieme tutte queste differenze e fare in modo che un’associazione di categoria possa unicamente rappresentarle tutte. In ogni caso, credo che quello che serva di più ai dirigenti del settore sia proprio un’associazione, piuttosto che un sindacato. Io non sento di aver problemi a far valere i miei diritti sul lavoro, ma sento di avere delle difficoltà tutte le volte che penso a proporre cambiamenti, a cercare accordi generali sui bisogni reali, a farli presenti alle istituzioni e a concretizzarli nelle singole realtà. Poi, se ogni tipologia di dirigente ha un’opinione diversa su come svolgere il proprio lavoro o su ciò che serve per migliorare i servizi, mi chiedo come sia possibile far valere tutte queste voci insieme a livello istituzionale e sperare che si traducano in soluzioni che vadano bene per tutti.”

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: