I direttori si raccontano: intervista a Marco Petrillo

23 luglio 2018. Intervista a Marco Petrillo, Vice presidente UNEBA Lombardia e Direttore di Casa San Gaetano di Caidate di Sumirago (VA)

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Grazie a Marco Petrillo per averci concesso questa intervista che aggiunge un’altra testimonianza di valore alla ricerca sul ruolo di manager delle strutture sociosanitarie per anziani.

 

 

Quali sono, secondo te, i grandi cambiamenti che segnano il nostro tempo e che incidenza hanno sulla realtà dei servizi sociosanitari?

“I più grandi cambiamenti sono due: l’evoluzione demografica e l’innovazione tecnologica.  Prima di tutto, e non credo di essere originale, dobbiamo considerare l’invecchiamento della popolazione. È un fattore decisivo che costringe a cambiare la visione strategica sulle attività sociali, porta a una diversa programmazione e infine anche a una diversa politica di gestione dei servizi. Nel problema di una nuova programmazione sono fortemente incluse la Amministrazioni Comunali che si trovano ad affrontare problemi nuovi a cui non sono preparate. Posso citare un’intervista del sindaco di San Giorgio su Legnano, che contiene un’espressione molto chiara: ‘Il mio è un paese per vecchi, quindi non so come potrò fare in futuro a trovare le risorse necessarie ad offrire i servizi di assistenza e cura richiesti dai cittadini anziani’.”

Quasi tutti i sindaci dei piccoli comuni, specie nelle comunità montane, hanno un problema simile. Cosa si potrà fare, secondo te?

“Credo che questi comuni dovranno unirsi per meglio perseguire lo scopo di abbattere i costi fissi originati dalla gestione tradizionale dei servizi quali anagrafe, stato civile ecc. I risparmi così ottenuti potranno essere impiegati nel sostegno di servizi destinati alla cittadinanza anziana. Sarà necessario superare antichi stereotipi campanilisti, anche e attraverso una maggior presenza dei media su questi temi. I giornali, i telegiornali e tutti gli altri mezzi di comunicazione ne parlano poco e così, insieme ai numeri, aumentano le difficoltà. E nessuno cerca soluzioni condivisibili. Si dovrebbe varare un progetto per far incontrare questi sindaci, per farli discutere a fondo sul tema, così che alla fine si possa avere una base di ragionamento su cui costruire una nuova strategia. Il quesito dal quale si dovrebbe partire è: come si possono diminuire i costi fissi per risparmiare risorse da destinare ai servizi per anziani?”

Sul secondo grande cambiamento che hai citato all’inizio, cosa puoi dirci?

“L’innovazione tecnologica è presente e condiziona in modo più o meno deciso tutti i settori di attività. Molte novità già sviluppate nella medicina entrano anche da noi e nei nostri servizi. Solo per citare alcuni esempi rilevanti: robot per attività di fisioterapia, sistemi e materiali per l’incontinenza, nuovi presidi per l’igiene senz’acqua, sistemi a binario per sollevamento e altri.

Anche di questo nessuno parla a sufficienza, mentre invece si dovrebbe investire del tempo per studiare a fondo il fenomeno.”

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Venendo a una questione operativa, le attività sociosanitarie sono svolte da enti pubblici, da aziende private profit e non profit. Quale forma di gestore sarà secondo te più forte in futuro?

“Non ci sono dubbi: sarà sempre ‘il mercato’ a fare la danza. Ho usato questo termine perché non c’è dubbio che il settore sia da considerare un mercato, anche se alcuni, pregiudizialmente, sono restii a utilizzarlo per questo settore. Tradizionalmente i nostri servizi sono sempre stati una produzione del Pubblico e del Terzo Settore e devo dire che ancor oggi tra questi due soggetti c’è una certa simbiosi. Poi, nel settore è comparso il privato profit, evidentemente richiamato dalla possibilità di fare buoni investimenti. Teniamo conto del fatto che il Privato for profit arriva in gran parte da realtà aziendali con esperienza nell’immobiliare che sono andate progressivamente verso lo sviluppo di una forte concentrazione. E mentre il Terzo Settore opera quasi sempre in realtà di dimensioni piccole e medie, il privato profit arriva anche a concepire l’esistenza di grandi gruppi, anche multinazionali.

Su questo tema diventa molto importante valutare i diversi aspetti derivanti dalla regionalizzazione delle leggi di settore che, avendo concesso libertà d’azione alle Regioni, hanno permesso che queste ultime indirizzassero i loro sforzi in direzioni diverse. In Emilia Romagna, per esempio, le strutture sono diventate tutte ASP, mentre in Lombardia ha trionfato il privato.”

In Emilia Romagna è vero che son tutte ASP, ma chi le gestisce?

“Sostanzialmente la Cooperazione, quindi un ente non profit. Anche se nell’ambito del Terzo Settore la coop rappresenta una sorta di anomalia per lo sviluppo che ha avuto e per il fatto che in alcuni casi ha assunto dimensioni gigantesche. È sotto gli occhi di tutti il progressivo arretramento della Pubblica Amministrazione, a cui consegue una vera e propria apertura del mercato. La grandezza delle cooperative e i grandi gruppi privati sono l’elemento evidente di un percorso in atto di concentrazione della produzione dei servizi con cui bisognerà fare i conti nel prossimo futuro.”

 

 

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