I direttori si raccontano: intervista a Laura Panelli

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11 luglio 2018. Intervista a Laura Panelli, Direttore Generale della RSA “Casa di riposo Città di Asti”

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Cominciamo col ringraziare Laura Panelli, che ha accettato di rispondere a questa intervista sulle difficoltà che oggi deve affrontare un direttore di struttura.

 

 

Nel settore dei servizi sociosanitari si sono verificati cambiamenti importanti negli ultimi tre anni? Se sì, quale incidenza hanno avuto sulla dimensione professionale del direttore?

“Il cambiamento principale in Regione Piemonte è rappresentato dall’adozione della legge di riordino delle IPAB, arrivata con un ritardo di 17 anni e che riguarda un gran numero di istituzioni. Molte di queste si privatizzeranno, mentre solo le IPAB che evidenziano un valore della produzione di oltre 2,5 milioni di euro si trasformeranno in ASP. Il punto è che i direttori del settore pubblico hanno un futuro incerto! La nuova ASP dovrà uniformare la sua struttura operativa seguendo il principio della massima efficienza/efficacia e, in ossequio allo stesso, sarà il Consiglio di Amministrazione a nominare il Direttore (così come avviene nei comuni con il segretario), con un contratto di tipo privatistico di durata pario a quella del C. di A.”

Capisco, ma tu sei il Direttore dell’IPAB, cioè un dirigente pubblico nominato a seguito di un concorso, ti potranno licenziare?

“No, non è questo il pericolo. Potranno però nominare come direttore dell’ASP un altro dirigente di fiducia, incidendo non soltanto sulla dirigenza già in servizio e assunta a seguito di regolare concorso pubblico, ma provocando anche un aggravio sui costi, giacché si dovranno pagare due dirigenti. Ci sono diversi rischi connessi a questa impostazione. Uno dei più importanti è che, l’organo dirigente, in ogni caso, sarà un soggetto molto condizionato e la sua libertà di azione potrebbe essere messa in discussione qualora la rappresentanza politica designata non abbia ben chiara la differenza tra attività di indirizzo e attività tecnico-gestionali.”

Se l’Amministrazione è responsabile di assicurare un’organizzazione efficiente ed efficace, è logico che debba poter scegliere il dirigente di fiducia. Questo succede in tutte le realtà. C’è un motivo perché non dovrebbe funzionare coì anche nell’azienda pubblica?

“Vi è una enorme differenza tra un comune ed una ASP. La netta prevalenza degli aspetti tecnici presuppone che il Dirigente realizzi, nel rispetto delle normative vigenti, le linee di indirizzo del Consiglio di Amministrazione in piena autonomia organizzativa e gestionale. Purtroppo abbiamo troppo spesso assistito a direttori ‘fatti fuori’ e anche malamente perché rivendicavano il rispetto del proprio ruolo e delle proprie capacità; semplicemente non dicevano sempre ‘sì’ e non si rendevano disponibili a percorrere strade tecnicamente non corrette. Certo, uno dei problemi è sicuramente aver perso di vista la giusta differenziazione dei ruoli: quello politico-programmatorio e quello organizzativo-gestionale.”

Ci sono altre novità importanti nel settore?

“Sì, il piano delle cronicità. L’attuazione che la Regione Piemonte intende dare a questo grande tema lascia diversi elementi di perplessità. Il dubbio più grande è che non si fa cenno alla funzione delle RSA. Va bene che è un progetto in cammino – che tocca in modo apparentemente innovativo il complesso problema della cronicità – ed è vero che non tutte le cronicità porteranno alla RSA, ma vogliamo rendere merito anche a quelle strutture che hanno supportato finora ogni tipo di problema? Ora, voglio dire, pensiamo di fare a meno delle RSA? E nel frattempo diamo ai medici di medicina generale responsabilità e funzioni che difficilmente potranno essere prese in carico in modo efficiente. Non si può essere d’accordo con un’impostazione simile e varrà la pena di aprire un dibattito e un confronto con la Regione su un tema che non può essere trattato con superficialità e senza confronto con gli addetti ai lavori”.

Dalle tue affermazioni si percepisce un certo disagio rispetto all’attuale gestione strategica del settore sociosanitario che riguarda il riordino delle IPAB e rispetto alle nuove norme sulla cronicità. Che cosa pensi che ci vorrebbe perché le cose andassero meglio?

“Prima di tutto un ripensamento sulle funzioni del pubblico. Pare evidente che ci sia un sottile e non dichiarato disegno per ‘far uscire’ il pubblico dalla gestione dei servizi alla persona. Non si può chiedere efficienza ed efficacia all’ASP e contemporaneamente non creare condizioni di parità di accesso al mercato, sottoponendola all’applicazione di regimi fiscali, previdenziali non competitive rispetto al privato. Per non parlare del contratto di lavoro, che resterà di natura pubblicistica, da un lato, e della ‘regia politica’ che potrebbe condizionare la gestione, dall’altro: tutti elementi che finiranno per mettere in serie difficoltà il sistema della risposta pubblica. La domanda di servizio delle classi più deboli, dei soggetti portatori di forme di svantaggio sociale, a chi farà capo? Alle strutture pubbliche che non potranno risolvere un’equazione impossibile o al privato che, si sa, non vuole chi non paga?!

Infine, c’è una considerazione sulla dirigenza pubblica: nessuno ha tenuto conto dei disagi e delle difficoltà che incontreranno i dirigenti. Di loro non se occupa nessuno, non i politici e tanto meno i sindacati”.

Ti sembra necessaria una presenza sindacale dedicata ai dirigenti?

“Sì, se non proprio di un sindacato c’è bisogno di una forma associativa dei dirigenti che si prenda a cuore questo problema. Mi rendo conto non sia un ‘problema del futuro’ visto che riguarda un numero limitato di dirigenti, che comunque non dovrebbero essere lasciati soli. Molti, specialmente se giovani, potranno ricostruire una loro professionalità modificando l’approccio culturale ai servizi e al lavoro, ma in questo cammino avrebbero molte più chance se affiancati da un organismo associativo di supporto e di rappresentanza che possa offrire loro validi aiuti nel processo formativo e di adattamento”.

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